Francesco Benozzo

In memoriam Mario Alinei (1926–2018)

De Gruyter | Published online: November 8, 2019

The following obituary of Mario Alinei, who died on 9th August 2018, was written by his long-time collaborator Francesco Benozzo (University of Bologna). Mario Alinei – along with Wolfgang Viereck – was one of the founding fathers of SIDG and this journal. The obituary pays double homage to the deceased: not only by mentioning his scientific merits, but also by his presentation in his mother tongue. And it is precisely in Italian that Alinei has written all his great monographs and most of his articles. At the same time, it is a reminder of a principle that was still generally accepted when SIDG and DiG were founded: to make Europe’s multilingualism visible within the framework of the new society.

Il 9 agosto 2018, un giorno prima di compiere 92 anni, ci ha lasciati Mario Alinei. Professore emerito all’Università di Utrecht, cofondatore della Società di Linguistica Italiana, cofondatore e presidente (fino al 1997) della Société Internationale de Dialectologie et Géolinguistique, presidente della Societas Linguistica Europaea (1989), research fellow del Netherlands Institute for Advanced Studies, membro della Royal Academy Gustaf Adolf (Uppsala), cofondatore e presidente (1982–1997) dell’ALE / Atlas Linguarum Europae, membro del Comité de Parrainage dell'ALiR, fondatore (e già direttore) della rivista Quaderni di Semantica, ha lasciato centinaia di pubblicazioni rivoluzionarie improntate alla libertà di pensiero e all’intersezione costante della linguistica con altre discipline (antropologia, paletnologia, archeologia, genetica, studi computazionali).

Pioniere assoluto nell’uso dei sistemi computazionali applicati alla linguistica – anche per il fatto che, negli anni giovanili, è stato consulente delle ditte Olivetti e IBM –, ha prodotto in questo settore il Dizionario inverso italiano, con indici e liste di frequenza delle terminazioni (1965), i 18 volumi degli Spogli elettronici dell'italiano delle origini e del Duecento, 1971–1973) e i tre volumi degli Spogli elettronici dell'italiano letterario contemporaneo (1978).

Fin dagli inizi della sua vastissima produzione si è dedicato all’elaborazione di una teoria della semantica e dell’etimologia, di cui sono traccia – oltre a centinaia di articoli che hanno fondato l’iconomastica, vale a dire lo studio sistematico della motivazione nei processi di lessicalizzazione –i volumi La struttura del lessico (1974) e L’origine delle parole (2009).

I due settori che hanno reso le sue ricerche imprescindibili sul piano internazionale sono quello della geolinguistica, in particolare legato allo studio sistematico dei dialetti e degli atlanti linguistici (e alla creazione, già ricordata, dell’ALE) e quello della Continuità Paleolitica, una visione rivoluzionaria sulle origini delle lingue indeuropee, retrodatate da Alinei alla comparsa di Homo sapiens sul continente europeo, e cioè alle fasi intermedie del Paleolitico Superiore. Del primo settore sono una mirabile sintesi il volume Lingua e dialetti: Struttura, storia e geografia (1985) e il recente Saggi etimologici (a cura di F. Benozzo, 2018). Sul Paradigma della Continuità Paleolitica vanno ricordati almeno i due monumentali volumi Origini delle lingue d’Europa (1996–2000), embrionalmente anticipati da un famoso libro del 1984: Dal totemismo al cristianesimo popolare. Sviluppi semantici nei dialetti italiani ed europei: Filologia, linguistica, semiologia (1984), i Nuovi studi di archeologia etimologica (a cura di F. Benozzo, 2011) e i tre volumi (a quattro mani) M. Alinei & F. Benozzo, Arqueologia Etimológica (2011–2013). Va poi menzionata la fondazione del sito web ‹www.continuitas.org› al quale collaborano linguisti, antropologi, genetisti e archeologi (tra cui Marcel Otte, il maggiore esperto vivente di preistoria europea) e che raccoglie oltre 200 articoli consultabili online. Il Paradigma della Continuità Paleolitica, guardato inizialmente con scetticismo, è ora al centro di un dibattito internazionale (si vedano ad esempio i volumi Aires linguistiques / Aires culturelles, ed. D. Le Bris, 2012, e Languages in European Prehistory. Proceedings of the 23rd Annual Meeting of The European Association of Archaeologists (Maastricht, August 30th – September 3rd 2017), uscito come sezione speciale della rivista «Philology» 3/2017).

In seno al Paradigma Paleolitico, sono notevoli gli studi dedicati da Alinei al problema della collocazione dell’Etrusco tra le lingue europee – rappresentati in particolare dalle due ardite e magistrali monografie Etrusco: una forma arcaica di ungherese (2003) e Gli Etruschi erano Turchi. Dalla scoperta delle affinità genetiche alle conferme linguistiche e culturali (2013) –e dell’etnogenesi celtica, identificata nella cultura dei pescatori mesolitici delle coste atlantiche – cfr. M. Alinei & F. Benozzo, Alguns aspectos da Teoria da Continuidade Paleolítica aplicados à região galega (2008) e Iid., Origens célticas e atlânticas do megalitismo europeu (2009).

I vari aspetti delle sue ricerche hanno di recente preso la forma di una focalizzazione sull’area italiana, come dimostrano i tre volumi a quattro mani seguenti: M. Alinei & F. Benozzo, DESLI. Dizionario etimologico-semantico della lingua italiana (2015), Iidem, DESCI. Dizionario etimologico-semantico dei cognomi italiani (2017) e Iidem, Falsi germanismi nelle lingue romanze. Con particolare riguardo all’area italiana (2018).

A dimostrazione della curiosità e delle aperture di Alinei ad aspetti non esclusivamente linguistici, non vanno dimenticate le ricerche in altri ambiti delle Humanities, tra i quali la storia dell’arte (si pensi a Il sorriso della Gioconda, 2006) e la letteratura italiana (cfr. Dante rivoluzionario borghese. Per una lettura storica della «Commedia», 2015).

Una bibliografia completa degli scritti di Alinei è ancora in fase di allestimento, e verrà pubblicata nel fascicolo in stampa dei Quaderni di Semantica.

Nel 1987, in occasione dei suoi 60 anni, è uscito un doppio volume in suo onore (Aspects of Language. Studies in Honour of Mario Alinei, ed. N. Århammar et al., vol. 1: Geolinguistics; vol. 2: Theoretical and Applied Semantics) e nel 2006 una seconda Festschrift ne ha celebrato gli 80 anni (Motivazione e continuità linguistica. Per Mario Alinei in occasione dei suoi 80 anni, ed. R. Caprini e M.). Tra agosto e settembre del 2016 due dei più importanti quotidiani nazionali italiani hanno pubblicato due lunghi articoli su di lui: “Il Sole 24 ore”, a firma dell’eminente storico e intellettuale Franco Cardini (Le origini paleolitiche della lingua. I 90 anni di Mario Alinei, 14 agosto) e “La Repubblica”, a firma del noto giornalista Antonio Gnoli (“Ho inseguito le origini del linguaggio ma non ho paura dei fenomeni pop”. I 90 anni di uno dei più grandi linguisti viventi, 11 settembre).

Mario Alinei è stato uno studioso aperto e irriverente. Nel suo editoriale Irriverenza e scienza («Quaderni di Semantica» 31, 2010: 5–6), egli è, per così dire, “uscito allo scoperto”, in un certo senso glossando la sua intera carriera di studioso. In questo breve scritto dialoga con alcuni dei principi più volte enunciati dal fisico americano Richard Feynman, premio Nobel per la fisica nel 1965, facendo proprie, e proponendole ai colleghi linguisti, alcune delle sue idee. In sintesi, si tratta delle seguenti affermazioni: 1) «La legge assoluta dei glottologi e dei romanisti nostrani» […] è senza dubbio «guai a chi tocca i nostri Padri Fondatori!»; 2) «L’ampliamento teorico che nasce dalla presenza di molte materie umanistiche nell’università è controbilanciato dalla sonnolenza generale di chi studia tali cose»; 3) «gli studenti che scelgono materie umanistiche sono, di fatto, già pre-selezionati dai loro maestri, che si guarderebbero bene da scegliere menti ribelli»; 4) «la vera ricerca è ribellione». Nessun rispetto, di alcun tipo, per le auctoritates; 5) «impara dalla scienza che bisogna dubitare degli esperti e dei maestri».

Questa sua irriverenza ha inciso naturalmente anche nel suo percorso di studi e nella sua carriera accademica: all’epoca dell’università (frequentata a Roma, anche se di nascita era torinese, in quanto il padre fu là trasferito per lavoro) aveva fondato una rivista («La strada») ispirata al neorealismo cinematografico del Dopoguerra e che aveva come obiettivo polemico l’ermetismo; la sua tesi di laurea in letteratura italiana, che doveva essere discussa con Natalino Sapegno, fu rifiutata dal relatore perché appunto troppo critica verso l’ermetismo: alla fine si laureò con Francesco Biondillo occupandosi di Montale. Anche l’“esilio” in Olanda ha a che fare con la natura delle sue ricerche: divenuto ormai un linguista, e con all’attivo numerose pubblicazioni, fu per tre volte bocciato ai concorsi universitari, prima di vincere poi la cattedra a Utrecht. Più che alla frequentazione di linguisti e ai filologi, la sua formazione intellettuale e morale è dovuta, fin da sedicenne, all’incontro con lo storico e teologo antifascista Ernesto Buonaiuti, uno dei fondatori nel modernismo, scomunicato dalla Chiesa Cattolica per le sue idee progressiste, il quale gli fece poi conoscere il grande storico marxista delle religioni Ambrogio Donini (Senatore della Repubblica dal 1953 al 1963, le cui idee fondate sulla visione stadiale e motivazionale del pensiero religioso, dalla preistoria a oggi, hanno influenzato enormemente i suoi studi linguistici) e la germanista Iside Mercuri, che diventarono suoi amici personali.

Nelle conclusioni del suo citato libro Il sorriso della Gioconda, scrive a un certo punto: «Il percorso che la visione della Gioconda ci impone, di fatto, non è quello semplice che siamo soliti fare, quando ammiriamo un’opera d’arte, e dalla nostra esperienza della vita e del bello ci congiungiamo direttamente con quanto ci offre l’artista. Ma è un percorso labirintico, problematico, contraddittorio, che mette in crisi la nostra innata capacità e la nostra esperienza classificatoria del reale, con la quale abbiamo imparato a ordinare il nostro universo conoscitivo». Mi sento di dire che lo stesso accade quando, in quanto linguisti o in quanto semplici lettori, leggiamo e studiamo i suoi saggi linguistici: quello a cui assistiamo è lo “svelamento” – in senso, di nuovo, poetico – di un mondo che non riuscivamo più a scorgere, per quanto fosse sotto i nostri occhi. Proprio come il poeta, l’etimologista Alinei ci offre gli strumenti concreti per de-sclerotizzare una realtà, direi la realtà, su cui le varie griglie metodologiche – in un costante fraintendimento, anche epistemologico, di aspetti formali e aspetti semantici soggiacenti – avevano fatto sedimentare la polvere dell’abitudine. Si tratta, credo, di una vocazione irrinunciabile della vera scienza.

Mario Alinei lascia la moglie Tamara (deceduta poi il 25 gennaio del 2019), che gli è stata accanto fin dagli anni olandesi, e alla quale ha dedicato anche il suo ultimo libro. Fino agli ultimi giorni e alle ultime ore ha lavorato nella sua dimora all’Impruneta, sopra Firenze, a saggi che vedranno presto la luce. Era un amico leale e vero, e anche un uomo spassoso, sempre pronto allo scherzo e all’autoironia. In uno dei suoi ultimi sms mi ha scritto: “E se avessimo sbagliato tutto? Che divertente sarebbe dover ricominciare tutto da capo adesso. Ci vorrebbero altri decenni di lavoro. Spero di averne un paio a disposizione”.

Published Online: 2019-11-08
Published in Print: 2019-11-26

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