Fra protezione, circolazione, scambio. Il cardinale Virginio Orsini (1615–1676)

Abstract

Sullo sfondo della politica europea del Seicento, il contributo intende analizzare il significato politico e diplomatico della „protezione“ che un cardinale esercitava alla corte papale, per evidenziare i caratteri, le prerogative e le sfaccettature di un ruolo che ha ancora ricevuto scarsa attenzione dalla pur ricca storiografia recente sulla corte romana. Sulla base soprattutto della ricca documentazione dell’archivio della famiglia Orsini, l’attenzione è focalizzata sul cardinale Virginio Orsini (1615-1676) e su come la sua figura diventi un elemento di ricezione, elaborazione e trasmissione di notizie, di oggetti, formando attorno alla sua persona e al suo spazio romano un punto di riferimento di un’azione e di una cultura non solo diplomatiche. L’ombra della Francia condizionava i rapporti di protezione alla corte romana, dove la presenza spagnola aveva ripreso vigore dopo il pontificato barberiniano. Il cardinale protettore di due regni - Polonia e Portogallo - le cui vicende, non solo dinastiche, furono a lungo guidate dalla Francia, avrà a Roma il compito di mettere in atto una strategia filofrancese attraverso i compiti previsti dalla ‚protezione‘: assegnazione di benefici ecclesiastici, nomine di vescovi, abati, promozioni cardinalizie dovevano di fatto risultare gradite ai sovrani delle nazioni protette, ma ancor più alla Francia di cui sarà coprotettore e poi protettore dal 1672 fino alla sua morte (1676).

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