Tracce per a una storia della lettura a Bisanzio

Guglielmo Cavallo 1
  • 1 Roma

La lettura non è un'invariante antropologica. Essa è invece una pratica che muta secondo i tempi, i luoghi, i contesti, e si dimostra strettamente legata da una parte alle competenze culturali di chi legge, le quali determinano maniere di lettura differenziate, e da un'altra parte alle intenzioni, consuetudini, situazioni entro cui si iscrive l'atto di lettura e che vengono ad esprimersi e a definirsi come modalità, positure fisiche, gesti. Un ruolo fondamentale giocano le forme materiali che lo scritto assume e con le quali il lettore entra in contatto: un testo non esiste di per sé, svincolato da ogni materialità e dunque dal supporto che lo offre alla lettura (o all'ascolto) o dalle circostanze in cui esso viene letto (o ascoltato). Gli autori scrivono testi che diventano oggetti scritti con i quali i lettori instaurano rapporti d'indole varia. I testi possono essere letti diversamente da lettori che non condividono le medesime tecniche o abitudini intellettuali, che non intrattengono una medesima relazione con lo scritto, che non attribuiscono il medesimo significato o il medesimo valore alla lettura, che non iscrivono nelle medesime convenzioni l'atto di leggere. Quando la lettura è ad alta voce, è quest'ultima che fa emergere il senso del testo, e può trasformarsi, nel caso di lettura collettiva, in una performance, nella quale i lettori diventano ascoltatori. Ma la lettura ad alta voce e collettiva ha la funzione non solo di comunicare il contenuto di uno scritto, ma anche quello di cementare solidarietà di gruppo che nella comune cerimonia della performance si riconoscono. Un altro rapporto che può instaurarsi con il libro è quello di una lettura tutta individuale, intima, che può essere tacita o a fior di labbra: una lettura che, se eseguita con la penna in mano, si effettua all'incrocio di lettura e scrittura, giacché può dar luogo ad escerti, parafrasi, trascrizioni, marginalia. O ancora, il rapporto con il libro può risolversi, soprattutto nel caso di lettori “deboli” e privi di strumenti critici, in una maniera di lettura in superficie, che coglie soltanto i significati più semplici e immediati del testo. Tutto questo vale anche per le pratiche di lettura a Bisanzio: ritrovarne alcune tracce è l'intento di questo contributo.

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