Manoscritti del monastero di Grottaferrata nel typikon dell'egumeno Biagio II

Stefano Parenti 1
  • 1 Roma

Nell'agosto del 1462 papa Pio II investiva il cardinale Bessarione di Nicea della commenda del monastero di Grottaferrata, che succedeva al calabrese Pietro Vitali, ultimo degli egumeni de regimine, eletto a capo dell'Archimandritato di Messina. Uno dei primi atti di governo di Bessarione fu di incaricare l'arcivescovo di Siponto Niccolò Perotti, quale suo procuratore, di procedere ad una dettagliata ricognizione dei beni mobili e immobili del monastero criptense. I relativi inventari ci sono pervenuti nei mss. Grottaferrata Z. δ. XII (ff. 1-63) per i beni immobili, e Grottaferrata, Archivio del Monumento Nazionale, 523 (ff. 105-116) per i beni mobili. Nei ff. 108v-110 di quest'ultimo documento, la cui redazione era stata affidata dal Perotti al notaio Stefano Tegliati (o Tegliazio), si trova il primo sommario elenco conosciuto dei libri manoscritti della biblioteca, pubblicato da Pierre Batiffol e poi da Antonio Rocchi. Vi risultano 114 manoscritti greci, 2 latini e «circa viginti volumina librorum sine principio et mala ordinata».

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